Adozione, aspetti legali e psico-sociali

Adozione, aspetti legali e psico-sociali

La famigliaL’istituto giuridico dell’adozione, inteso come passaggio di una persona da un nucleo familiare ad un altro, risale a tempi remoti. Il primo riferimento è rintracciabile nel codice di Hammurabi del XVIII secolo a.C in Mesopotamia. L’adozione, conosciuta dalle società che precedettero i Romani, è stata da questi perfezionata ed “universalizzata”, fino a giungere ai nostri giorni.

In Italia, come in tutta Europa nel XVIII secolo, l’istituto dell’adozione aveva una funzione di natura prevalentemente patrimoniale: famiglie nobiliari, in assenza di figli naturali, si creavano delle possibilità di continuazione del casato e perpetuazione dei titoli e dei possessi che potevano essere risolti grazie all’adozione.

Solo nel codice civile del 1942, venne introdotta per la prima volta la possibilità di adottare minori, sebbene allora fossero totalmente sconosciute le preoccupazioni che oggi accompagnano l’adozione dei minorenni, in particolare per quanto riguarda le esigenze del bambino. Nonostante questa modifica, la dottrina è concorde nel ritenere che l’adozione continuò per lungo tempo a servire gli interessi degli adulti.

La L. 4 maggio 1983 n. 184 introduce numerose novità nell’ordinamento legislativo italiano, in materia di tutela dei minori e adozione. Tale legge definisce la differenza tra affido familiare, adozione nazionale, adozione internazionale e adozione in casi particolari. L’affidamento familiare è un intervento temporaneo di aiuto e sostegno al minore privo di un ambiente familiare idoneo alla crescita. Le sue caratteristiche principali, che lo differenziano dall’adozione, sono: la temporaneità,in quanto può cessare quando viene meno la situazione di difficoltà che lo ha determinato, quando crea pregiudizio al minore e quando decorre il tempo previsto nel decreto reso esecutivo dal giudice tutelare; la natura giuridica in quanto legalmente non cambia il rapporto dei minori con i genitori naturali, infatti la famiglia affidataria si impegna, oltre ad accogliere il bambino a mantenerlo e istruirlo, a curare i rapporti con la famiglia di origine e a favorire il suo inserimento tempestivo, dal momento che è riconosciuto il diritto a ogni bambino a essere educato nella propria famiglia.

Per quanto invece concerne l’adozione nazionale gli anni di matrimonio necessari, per presentare la richiesta d’adozione, vengono ridotti a tre e l’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto l’età degli adottati. Inoltre, viene introdotta in Italia l’adozione internazionale: si tratta dell’ adozione di un bambino straniero, fatta nel suo Paese, davanti alle autorità nazionali e alle leggi internazionali. A livello governativo, il principale organo di riferimento è la Commissione per le Adozioni Internazionali. In questo caso l’iter da seguire per l’adozione è più complesso ma, soprattutto negli ultimi anni, a causa del numero esiguo di minori adottabili in Italia rispetto alle domande di adozione, questa è in costante aumento.

 

La stessa legge tratta dell’adozione in casi particolari prevedendo tre ipotesi diverse: l’orfano di padre o di madre potrà essere adottato da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori, dal momento che si vuole assicurare al minore il mantenimento dei suoi rapporti parentali e affettivi; l’adozione di chi, di fatto, svolge la funzione di genitore al figlio del nuovo coniuge e quando vi è l’ impossibilità di effettuare un affidamento preadottivo, cioè quando la particolare condizione del minore renda impossibile trovare una coppia, avente i requisiti di legge, disponibile ad adottare. Questa tipologia di adozione è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato.

L’arrivo e la successiva integrazione del figlio adottivo nella famiglia, determina da parte di ognuno degli adulti che precedentemente si erano organizzati come coppia o famiglia, una modificazione del proprio modello di relazione interno, delle dinamiche affettivo-relazionali con il coniuge (e con altri componenti del nucleo familiare, se presenti), e che si realizzino tutti quei cambiamenti che comporta il passare dall’essere coppia all’essere coppia genitoriale e famiglia. Questo processo, che rappresenta un passaggio del ciclo di vita, necessita di un’attivazione in ognuna delle persone coinvolte del proprio patrimonio affettivo. Se si concentra l’attenzione sulla formazione di questo nuovo rapporto familiare, dobbiamo considerare che lo stesso attiva nei genitori adottivi istanze adulte ma anche riattiva in loro conflitti infantili e adolescenziali non sufficientemente elaborati. In particolar modo sono riattivate le istanze interne quali aspetti traumatici cumulativi (che toccano allo stesso modo genitori e figli); in questi casi, tutti e ognuno dei componenti della famiglia sono chiamati a realizzare un lavoro psichico teso a contro arrestare la riattualizzazione dei conflitti, ogni qual volta le dinamiche interpersonali sollecitano emotivamente in maniera significativa ogni integrante del nucleo familiare.

All’arrivo a casa, che il viaggio sia stato lungo o breve, ci sono degli accorgimenti che bisogna seguire:

  • a prima cosa da fare è chiedere tutti i congedi di maternità e/o paternità possibili perché in quel momento il bambino ha assoluto bisogno di stare con i genitori a casa, perché diventi anche la sua casa.
  • Immedesimarsi nel proprio figlio, nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti ed emozioni aiuta a fare la scelta giusta dato che il bambino si trova a vivere in un posto nuovo con nuovi genitori, che hanno abitudini e modi di fare solitamente differenti da quelli a cui il piccolo è abituato.
  • Soprattutto per i bambini più grandi, il nome non dovrebbe mai essere cambiato perché il nome è la storia del bambino, racconta la sua origine e gli appartiene. Ovviamente può essere cambiato se può rappresentare un problema per il bambino stesso: ad esempio se fosse impronunciabile o difficile da scrivere o per evitare storpiature e prese in giro.  Si può, comunque, aggiungere un secondo nome mantenendo come primo quello del bambino.
  • Si deve far controllare da medici specialisti il bambino, soprattutto se ci sono cartelle cliniche dubbie. Immediatamente il pediatra va stimolato nell’informarsi rispetto alla situazione sanitaria del Paese dal quale proviene il proprio figlio perché ci sono delle differenze sostanziali tra i virus e i batteri nei diversi Paesi. In questi casi sono utilissimi i centri specializzati nell’accoglienza e nella cura dei bambini che arrivano da tutte le parti del mondo.
  • Un po’ alla volta si devono introdurre pietanze nuove rispetto all’alimentazione a cui il piccolo era abituato. Per lui cambiano non solo i sapori dei vari piatti, ma anche gli odori, i colori, le consistenze, le quantità.
  • Secondo il senso comune, per socializzare e imparare prima l’italiano, il bambino deve essere mandato subito a scuola, ma spesso i bambini arrivano da comunità o da istituti dove hanno già socializzato abbastanza. Nella prima fase, invece, hanno necessità di creare il legame con i genitori adottivi e attraverso loro con l’ambiente, con la lingua, con il cibo.

 

Se si verifica qualche problema o se le cose non funzionano come dovrebbero, ci si deve rivolgere agli assistenti sociali o agli psicologi  dell’ente o dei servizi che sono stati coprotagonisti dell’iter per l’adozione. Un altro supporto utilissimo può venire da altri genitori adottivi che sanno e capiscono questi vissuti, dal momento che ci sono già passati.

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