Paura chiama coraggio di Cristina Chiarello

Le Fobie

Paura chiama coraggio di Cristina Chiarello

Paura, fifa, angoscia, timore, preoccupazione… Mille modi di chiamare la fobia!

thMa la paura è un’emozione onnipresente, inevitabile e, quindi, normale delle nostre vite.

Che cos’è, quindi, la fobia? È una paura estrema, irrazionale, sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non riescono a controllarla.
L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, ecc..e l’unica cosa che si desidera è: fuggire! Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà costituisce una trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo. Questo circolo vizioso incrementa, non solo la sfiducia nelle proprie risorse, ma anche la reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali.

Il disagio diviene così sempre più limitante. Ad esempio, chi ha la fobia dell’aereo (aviofoia) può trovarsi a rinunciare a molti viaggi e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi ha paura degli aghi e delle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all’aperto e così via.

Tra le fobie piu conosciute ritroviamo:

  • l’acrofobia: paura delle altezze
  • l’aracnofobia: paura dei ragni
  • l’emofoia: paura del sangue e delle ferite
  • la claustrofobia: paura degli spazi chiusi
  • l’agorofobia, ovvero paura degli spazi aperti, l’individuo ha paura di essere intrappolato in un luogo o situazione dai quali la fuga puo essere difficile o imarazzante
  • cinofobia: paura dei cani
  • fobia sociale: cioè quelle situazioni sociali in cui è richiesta una performance, dove la persona è esposta a sconosciuti o può essere sottoposta a un giudizio da parte degli altri.

Spesso un problema rilevante è la difficoltà di richiedere aiuto, data invece la forte tendenza del disagio, l’alto livello di compromissione del funzionamento sociale e della vita relazionale e la sofferenza soggettiva che le fobie provocano nella persona è importante rivolgersi ad un professionista che possa aiutare a superare questo tipo di disturbo e a cambiare le condizioni indivibuali e relazionali che influiscono nel mantenimento del sintomo.

Il trattamento delle fobie è relativamente semplice, se non complicato da altri disturbi psicologici, e prevede primariamente un percorso di psicoterapia  he passa necessariamente attraverso l’utilizzo delle tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti. Il paziente viene avvicinato in modo molto progressivo agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall’oggetto o situazione centrale. In alcuni casi sono utili le strategie di rilassamento in modo da facilitare la creazione di un nuovo condizionamento, in cui l’organismo associ rilassamento, anziché ansia, agli stimoli fobici.
Nel caso di fobie invalidanti è molto diffuso l’uso di farmaci ansiolitici “al bisogno”, per gestire l’ansia dovendo fronteggiare necessariamente certe situazioni temute (es. prima di prendere l’aereo). Tale strategia consente di sopravvivere all’evento, ma non ottiene altro che l’effetto di rafforzare la fobia.

 

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