Libia, gli USA bombardano l’ISIS

Libia, gli USA bombardano l’ISIS

Per la prima volta dalle operazioni del 2011, che portarono alla caduta di Muammar Gheddafi, i caccia Usa sono tornati a bombardare la Libia. L’obiettivo: postazioni Isis. Lo ha reso noto il Pentagono specificando che l’azione è stata effettuata su richiesta del governo del premier Fayez al Serraj che lo scorso maggio aveva richiesto l’intervento dell’Onu. I raid aerei hanno colpito Sirte. Lo riferisce anche la tv satellitare al-Arabiya che cita sue fonti non meglio identificate. La notizia arriva dopo che nei giorni scorsi i media libici hanno riportato di un messaggio del comando dell’operazione “Al-Bunyan Al-Marsous” al governo di concordia nazionale chiedendo l’ausilio di raid aerei Usa. Nel messaggio si chiedeva appunto l’intervento Usa sulla base di coordinate fornite delle forze fedeli a Serraj presenti sul terreno. Serraj ha detto poi che “i raid avranno una durata limitata e ha rivendicato come le prime operazioni abbiano inflitto pesanti perdite tra le fila dei jihadisti”. Il premier ha confermato allo stesso tempo il “rifiuto del suo governo ad ogni tipo di ingerenza straniera senza mandato o autorizzazione del governo di intesa nazionale”. Un riferimento diretto alla Francia – ma mai citata nel suo discorso – che proprio qualche giorno fa aveva ufficializzato la presenza di forze speciali impegnate in Libia senza il consenso di Tripoli.

Nuovo fronte di guerra L’offensiva militare di Washington a sostegno delle forze del governo di Tripoli, già impegnate sul campo, apre di fatto un nuovo fronte di guerra degli americani nella lotta all’organizzazione terrorista. La caduta di Sirte – dove secondo il Pentagono sono presenti circa 1.000 combattenti Isis – infliggerebbe infatti un duro colpo ai tagliagole del Califfo già pesantemente bombardati in Siria e in Iraq. I raid sono stati valutati “positivamente dall’Italia” ha reso noto la Farnesina, precisando che Roma “incoraggia a realizzare le iniziative per ridare stabilità e pace ai libici”

I raid continuano l generale Mohamed al Ghasri, portavoce delle milizie, ha “difeso” l’intervento americano. “Chi è contrario sostiene in un modo o nell’altro l’Isis”, ha sottolineato precisando che “dal lancio dell’operazione militare a maggio sono morti 350 miliziani e altri 2.000 sono rimasti feriti”. “Dobbiamo proteggere i nostri figli ed il popolo libico che sostiene questa operazione – ha affermato -. Daesh possiede armi sofisticate e per questo motivo dobbiamo chiedere aiuto a chi ha una tecnologia militare che sia in grado di colpire minuziosamente determinati obiettivi”. Sui tempi dell’offensiva militare sia Sarraj, sia Ghasri non sono stati chiarissimi, mentre Peter Cook, portavoce del Pentagono, ha annunciato che continueranno fino a che saranno richiesti dal governo di unità libico. L’ultimo raid Usa in Libia in ordine di tempo avvenne a febbraio quando venne colpito un campo di addestramento a Sabrata (vicino alla Tunisia) dove si nascondeva Noureddine Chouchane, considerato la mente dei sanguinosi attacchi al museo del Bardo di Tunisi e al resort a Sousse.

Gentiloni: “Valuteremo se ci saranno richieste, naturalmente se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento». Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a Uno Mattina dopo i raid Usa in Libia, alla domanda sull’ipotesi dell’uso della base di Sigonella. «La cosa che gli italiani devono sapere – ha detto – è che si tratta di interventi mirati contro le posizioni di Daesh attorno a Sirte, città costiera diventata la roccaforte di Daesh in Libia». «Credo sia un fatto molto positivo che gli americani abbiano deciso di intervenire». «Mi auguro», ha aggiunto Gentioloni, che l’intervento americano contro l’Is a Sirte «sia risolutivo, sarebbe un messaggio molto forte non solo per la lotta al terrorismo ma anche per la stabilizzazione della Libia» ha detto Gentiloni secondo cui «è molto positivo che gli Stati Uniti abbiano deciso di intervenire».

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