Relazione sulla mafia. Nell’ultimo anno si è affermata la famiglia mafiosa di Chiusa Sclafani

Relazione sulla mafia. Nell’ultimo anno si è affermata la famiglia mafiosa di Chiusa Sclafani

La “Dia”, Direzione Investigativa Antimafia, ha pubblicato la sua relazione semestrale sulla mafia. Nel rapporto viene evidenziato come Cosa Nostra sia rimasta orfana di una cupola e che si “tuffa” nel mercato della droga e non disdegna di “pescare” la nuova manovalanza tra gli stranieri. In mezzo c’è il solito ricorso al pizzo, i tentativi di infiltrarsi nelle amministrazioni locali per il controllo degli appalti, il tentativo di controllare i settori dell’agroalimentare e della zootecnica alla ricerca dei fondi Ue.  “La mafia – sottolinea la Dia – è ancora in grado di condizionare e sfruttare il tessuto socio-economico e amministrativo”.

La relazione mette in luce tutti i territori inquinati dalla mafia.

In questo pezzo evidenzieremo ciò che sottolinea la Direzione Investigativa Antimafia sul territorio della provincia di Palermo.

Provincia di Palermo

“L’organizzazione criminale permane in uno stato di costante ridefinizione degli assetti e delle zone di influenza, dovuto anche alle scarcerazioni di esponenti di primo piano, dalla cui autorevolezza criminale sembrano spesso dipendere le vicende complessive delle consorterie. Queste vicende non sembrerebbero, tuttavia, aver scalfito la tradizione architettura unitaria e verticistica, articolata in famiglie e mandamenti. I rispettivi capi conserverebbero, infatti, la carica anche durante lo stato di detenzione, delegando l’ordinaria amministrazione a specifici reggenti.

La flessibilità dei mandamenti mafiosi e la maggiore autonomia acquisita da alcune famiglie hanno trovato ulteriore conferma con l’indagine “Grande Passo 3″. L’operazione ha accertato sia l’esistenza, all’interno del mandamento di Corleone, di fratture determinate da correnti contrapposte, riconducibili rispettivamente a Bernando Provenzano e Salvatore Riina, sia l’animosità delle famiglie dell’Alto Belice”, al confine tra le province di Palermo ed Agrigento, ambiziose di costituirsi in un’autonoma articolazione territoriale.

L’indagine ha peraltro evidenziato l’affermazione di una nuova famiglia di Chiusa Sclafani. Questo stato di cose, con riflessi sulle consorterie gravitanti nel resto della Sicilia, conferisce a cosa nostra quella duttilità che le consente continuità ed efficacia nell’esercizione del potere criminale”.

Nell’immagine in basso potrete osservare i mandamenti presenti nella provincia di Palermo. E’ particolarmente interessante notare come il mandamento corleonese sia costituito dalle famiglie di Chiusa Sclafani, Corleone, Godrano, Lercara Friddi, Marineo, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Prizzi e Roccamena

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