Nelle nostre zone ci sono più centenari che nel resto d’Italia, perché?

Nelle nostre zone ci sono più centenari che nel resto d’Italia, perché?

Se vi siete mai chiesti come mai nei nostri paesi ci sono più centenari rispetto il resto d’Italia, finalmente è arrivata la tanto agognata risposta. Dipende da fattori ambientali, sociali e anche genetici. Non è un caso quindi se in 12 comuni siciliani Bivona, Burgio, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Giuliana Palazzo Adriano, Prizzi, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Sambuca di Sicilia si ha la più alta concetranzione di centenari. Nei territori di questi centri abitati i professori Calogero Caruso, ordinario di Patologia generale, e Ignazio Carreca, Oncologia medica, infatti hanno condotto uno studio per svelare il segreto della “longevità“. E i risultati poi sono stati illustrati ieri ai seminari internazionali di Erice.

«Per un terzo, la longevità è legata a fattori genetici – spiega il professor Caruso – ma la rimanente parte dipende da fattori ambientali e sociali. La dieta ha un ruolo fondamentale. Da anni si fa un gran parlare di quella mediterranea, ma pochi, in effetti, nella pratica, la rispettano. Credono di seguirla ma non lo fanno. I centenari del monti Sicani sono tra coloro che, più degli altri, si alimentano rispettando i principi cardini della dieta mediterranea.

I centenari consumano alimenti a basso contenuto calorico, cibi freschi, come frutta e verdura, legati al periodo dell’ anno, molti legumi, cereali a basso indice glicemico, pane e pasta, pochissima carne rossa (privilegiano il pollame), uova, latte, formaggi e, soprattutto, tante olive verdi e olio extravergine di oliva, prodotto nei frantoi a freddo che conservano tutti i principi nutrizionali.

Nelle tavole dei centenari non troveremo mai bevande analcoliche zuccherate, oli di semi, salumi e burro. Né merendine confezionate o prodotti in scatola.

 «La riduzione al minimo del consumo di carni rosse e di insaccati –  afferma l’oncologo Ignazio Carreca – e la contemporanea assunzione di fibre sono gli elementi basilari per un’ alimentazione che favorisce l’ incremento delle aspettative di vita».

Nell’ area dei monti Sicani, è emerso dallo studio, gli spuntini, al di fuori dai pasti principali, sono prevalentemente fatti con pane e olive cultivar «Giarraffa», in salamoia o schiacciate, ricche di acidi grassi essenziali, elemento chiave sia per l’ apporto calorico sia per quello degli amminoacidi, delle fibre e dei polifenoli in esse contenute. Importante, emerge sempre dalla ricerca condotta dall’Università di Palermo, è la preparazione delle pietanze.

«Il pesto – dice Ignazio Carreca – è uno straordinario condimento, ma bisogna prepararlo come facevano i nostri nonni. Oggi, per far presto e anche per comodità, frulliamo tutto; le lame provocano un riscaldamento eccessivo degli ingredienti, alterandone le proprietà migliori che li caratterizzano».

«Sorrido quando vedo gli sportivi della domenica che si stressano a correre – dice il professor Caruso – il movimento, e ce lo insegnano i centenari dei Sicani, che percorrono molta strada a piedi ogni giorno, è importante, ma deve essere esercitato con equilibrio. Camminare mezz’ora al giorno è la cosa migliore da fare. L’importante è essere costanti nel tempo».

Inoltre, i centenari continuano, nella vecchiaia, a vivere nel proprio habitat, senza stravolgere le abitudini.

C’è poi anche il fattore genetico che gioca un ruolo non indifferente sulla longevità. Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica «Circulation Research», che porta anche la firma del professor Annibale Puca, patologo dell’ Università di Salerno, anch’ egli presente ad Erice, dimostra che una proteina (Lav – Bpifb4) fa la differenza nei longevi: sembra, infatti, essere capace di normalizzare i valori della pressione del sangue, attivare il protettivo ossido nitrico e prevenire le malattie cardiovascolari e, laddove è compromesso il flusso sanguigno, attivare circuiti vascolari di compenso. Questa proteina apre nuove frontiere in campo farmacologico per la messa a punto di molecole capaci di meglio prevenire le patologie cardiovascolari. L’attenzione della comunità scientifica di Erice nei riguardi dei longevi è dettata dalla crescita dell’ aspettativa di vita che si registra nei Paesi sviluppati. A tal proposito, il professor Caruso ha tenuto a sottolineare a margine dei Seminari, che, in Italia, dopo un incremento ininterrotto registratosi negli ultimi 40 anni dell’ aspettativa di vita, quest’anno si è registrato un leggero arretramento. L’accorciamento – di qualche mese – dell’aspettativa di vita sembra essere legato alla riduzione delle vaccinazioni antinfluenzali negli anziani.«Le complicanze influenzali – ricorda Caruso – in età avanzata, possono avere conseguenze letali».

Tra gli altri fattori che hanno determinato un leggero abbassamento delle aspettative di vita, ci sono, ad esempio, «i tempi lunghi per sottoporsi ad esami diagnostici – dice il professor Carreca – ma anche l’obbligo, per estese fasce di pazienti, di pagare ticket sanitari esosi rispetto al proprio reddito».

Paradossalmente c’è, dunque, oggi la tendenza a curarsi di meno, a risparmiare anche sulle malattie. Comunque, vivere in collina, senza stress, mangiare sano, respirare aria pulita, fare una passeggiata in campagna, godere dell’affetto di familiari ed amici, sembra proprio essere la ricetta per vivere quanto più a lungo possibile.

dieta-mediterranea

 

fonte: (http://gds.it/2016/08/24/la-vera-dieta-mediterranea-fa-vivere-cent-anni_556067/)

 

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