Perché il comune di Palazzo è stato sciolto?

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Perché il comune di Palazzo è stato sciolto?

Pubblichiamo Ilì decreto di scioglimento del comune di Palazzo Adriano.

Nel Comune di Palazzo Adriano (Palermo)  sono  state  riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata che  hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialita’  degli  organi eletti nelle consultazioni amministrative del  6  e  7  maggio  2012, nonche’ il buon andamento dell’amministrazione  ed  il  funzionamento dei servizi.  Le risultanze di alcune indagini della magistratura hanno fatto emergere i rapporti ed i  vincoli  familiari che legano amministratori ed esponenti dell’organizzazione  criminale denominata cosa nostra,  tali  da  rendere  plausibili  tentativi  di infiltrazione della locale cosca all’interno dell’ente. “Particolarmente significativo e’ il fatto che la cosca  operante  sul territorio comunale faccia parte del mandamento  mafioso  di  uno  di questi  enti  contermini  recentemente  destinatario   della   misura dissolutoria, nel cui organico era  presente  un  dipendente  che  ha svolto un ruolo di riferimento e  collegamento  nei  rapporti  tra  i vertici mandamentali e il clan di Palazzo Adriano. Il predetto dipendente comunale e’ stato tratto  in  arresto  nel settembre 2014 in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altri soggetti protagonisti degli scenari criminali di Palazzo Adriano, del reato di estorsione ed associazione per delinquere di stampo  mafioso e lo scorso 22 febbraio 2016 e’ stato  condannato,  in  primo  grado, alla pena di anni dodici  di  reclusione.  Avverso  il  provvedimento dell’autorita’  giudiziaria,  l’interessato  ha   prodotto   appello, tuttora pendente.  Le indagini hanno consentito di ricostruire l’assetto della cosca palazzese, di individuarne la stretta connessione con la criminalita’ organizzata  del  predetto  comune  contermine  e  di  delineare,  in particolare, lo spessore criminale del vertice della locale  famiglia mafiosa, gerarchicamente sottoposto al dipendente comunale di cui  si e’ fatta menzione, nonche’ quello di un piccolo imprenditore  locale, considerato uomo di fiducia e fiancheggiatore del piu’  volte  citato dipendente comunale e di due  fratelli,  pure  operanti  nel  settore edile. Attualmente tutti i predetti  componenti  del  clan  palazzese sono sottoposti a misure  restrittive  della  liberta’  personale,  a seguito della sentenza emessa dal GUP presso il Tribunale di  Palermo nel febbraio 2016, oggetto di appello. Lo scorso 27 settembre  2016 l’attivita’ degli  organi  investigativi  ha messo in  luce  elementi  probanti  il  condizionamento  della  mafia sull’amministrazione  comunale  di   Palazzo   Adriano,   confermandol’accresciuto ruolo direttivo  rivestito  dal  vertice  della  locale famiglia mafiosa, di cui si e’ gia’ fatto cenno,  e  la  sua  diretta partecipazione  all’attivita’  estorsiva  nei  confronti  di   alcuni imprenditori per lavori intrapresi nel territorio comunale. L’amministrazione comunale eletta a maggio 2012 e’  composta  dal sindaco, da dodici consiglieri e quattro assessori, con  un  apparato burocratico formato da  cinquantaquattro  dipendenti,  articolato  in quattro settori  e  un  ufficio  di  staff  dell’organo  politico  di vertice. Dalla documentazione prodotta  dalla  commissione  d’accesso emergono legami parentali e frequentazioni di soggetti controindicati con alcuni  amministratori  e  dipendenti,  che  hanno  agevolato  la penetrazione  malavitosa   nell’attivita’   dell’ente,   determinando un’alterazione del procedimento di formazione  della  volonta’  degli organi comunali. Dalle risultanze dell’accesso emerge anche il ruolo svolto da  un ex amministratore – che negli anni ’80 e  ’90  e’  stato  sindaco  ed assessore del  comune  -  il  quale,  godendo  dell’assoluta  fiducia dell’attuale  primo  cittadino  ed  ancorche’  privo   di   incarichi istituzionali, grazie ai rapporti amicali intrattenuti  con  uno  dei vertici della locale cosca, e’ stato in grado di fungere da portavoce degli interessi di cosa nostra. Rilevano, in tal senso, alcune  fonti di prova che attestano  come  gli  affiliati  indicassero  all’allora responsabile  dell’ufficio  tecnico  comunale  di  avvalersi  dell’ex amministratore per interloquire con la locale famiglia criminale. Altre  prove  tecniche   documentano   l’interessamento   dell’ex amministratore – considerato dalla mafia soggetto cosi’ affidabile da poter condividere argomenti delicatissimi e tendenzialmente riservati ai soli componenti della consorteria -  affinche’  l’attuale  sindaco prorogasse  l’incarico,  di  prossima  scadenza,  del  predetto  capo dell’ufficio tecnico comunale, allo scopo di assicurare il  controllo degli appalti pubblici di Palazzo Adriano da parte della consorteria. Dall’indagine emerge il condizionamento del  primo  cittadino  ad opera della locale consorteria,  derivante  dal  sostegno  elettorale assicuratogli in occasione delle elezioni amministrative  del  maggio 2012, allo scopo di  approfittare  del  rapporto  di  sudditanza  che inevitabilmente  ne  sarebbe  conseguito  e  quindi  per  influenzarel’azione amministrativa  dell’ente,  soprattutto  nel  settore  degli appalti  pubblici.  In  tal  senso,  e’   significativo   il   fatto, documentato  dagli  inquirenti,  che,  all’indomani   del   risultato elettorale, alcuni sodali abbiano richiamato l’attenzione  del  primo cittadino sul determinante  sostegno  di  cosa  nostra  ai  fini  del favorevole esito del voto. I sopradescritti legami devono essere letti alla luce  di  alcune vicende e di elementi fattuali che hanno caratterizzato  la  gestione dell’ente da parte  dell’amministrazione  eletta  nel  2012,  la  cui concretezza e’ comprovata dalle indagini  svolte  dalla  magistratura inquirente. Assumono  rilievo,  innanzitutto,  le  pressioni  della  famiglia mafiosa  sugli  amministratori  e  sul  sindaco,   finalizzate   alla conferma, al vertice dell’ufficio  tecnico,  del  citato  dipendente, considerato elemento strategico per veicolare gli interessi  di  cosa nostra ed in grado di canalizzare  ogni  informazione  relativa  agli appalti, per consentire agli affiliati di  «convincere»  le  imprese, anche quelle piu’ riottose, al pagamento del pizzo. Emblematica delle illegittime insistenze e’ la  circostanza  che, nel corso di un incontro chiesto dal gruppo criminale  che  sosteneva il capo dell’ufficio tecnico uscente, il sindaco sia  stato  indotto, ancorche’ per un breve  periodo,  a  prorogare  il  contratto  e  che attraverso altro amministratore sollecitazioni  in  tal  senso  siano state indirizzate anche alla giunta. E’ un elemento di  fatto  che  l’ente  abbia  dapprima  prorogato l’incarico, per poi affidare la responsabilita’ dell’ufficio ad altro soggetto. Le indagini hanno consentito di  acclarare  che  l’avvicendamento non e’ scaturito dalla libera determinazione della volonta’ dell’ente di  ripristinare  la   legalita’   dell’azione   amministrativa   ma, piuttosto, va ricondotto ai diversi equilibri tra i gruppi  criminali ed in particolare alle pressioni esercitate sulla giunta da parte  di una  delle  famiglie  mafiose,  opposta  a  quella  riconducibile  al dipendente del comune contermine a Palazzo Adriano. Non da ultimo gli inquirenti hanno considerato,  tra  le  ragioni  dell’avvicendamento, l’irrogazione di una sanzione amministrativa, inflitta  dall’ex  capo dell’ufficio al boss locale, nonche’ l’interesse dello stesso boss ad accaparrarsi la gestione di un ingente  finanziamento  in  arrivo  al comune, attraverso il nuovo responsabile.  In ogni caso, l’attuale vertice dell’ufficio svolgera’,  al  pari del suo predecessore, all’interno dell’amministrazione comunale,  una funzione di garanzia degli interessi malavitosi del gruppo  criminale predominante. A riscontro di quanto emerso in sede di indagini giudiziarie,  le analisi svolte dalla commissione d’accesso  presso  il  comune  hanno consentito  di  accertare  gravi  e  durevoli  anomalie   che   hanno interessato le procedure di  aggiudicazione  di  diversi  appalti  le quali, unitamente ad una persistente omissione dei controlli circa la regolare esecuzione dei lavori,  si  sono  tradotte  in  un  indubbio vantaggio per la consorteria di Palazzo Adriano, rendendo evidente il soddisfacimento delle aspettative di cosa nostra. A seguito di una procedura concorsuale  che  presenta  lacune  ed irregolarita’,  il  26  giugno  2012,  il  responsabile  dell’ufficio tecnico uscente ha stipulato un contratto per l’appalto di lavori  di manutenzione straordinaria di alcuni tratti di strade  esterne  e  di vie rurali con una ditta, il cui titolare -  aduso  a  frequentazioni controindicate  -  e’  stretto  congiunto  di  un  soggetto  deferito all’autorita’ giudiziaria per aver costituito un cartello di  imprese al fine di ottenere l’assegnazione di opere pubbliche. Singolare  e’ la circostanza che ad oltre un mese  dalla  conclusione  dei  lavori, ultimati il 3 luglio 2012, l’ente  abbia  approvato  una  perizia  di variante – peraltro non rinvenuta agli atti  -  per  l’esecuzione  di maggiori  lavori  rispetto  al  progetto  approvato,  senza  motivare l’esigenza ne’ allegare la  documentazione  richiesta  dalla  vigente normativa in materia. Nonostante le  lacune  e  le  incongruenze,  il nuovo  responsabile  dell’ufficio  tecnico,  nell’ottobre  2012,   in continuita’ con il suo predecessore,  liquidera’  le  spettanze  alla ditta, pur in assenza della certificazione dell’avvenuta  ultimazione dei lavori. Secondo fonti tecniche  di  prova,  il  clan  e’  occasionalmente venuto a  conoscenza  dell’aggiudicazione  dei  predetti  lavori,  in relazione ai quali, secondo  le  consolidate  strategie  mafiose,  ha immediatamente  avviato  le  intese,  anche  interne  al  clan,   per esercitare pressioni  sulla  ditta  soprarichiamata,  allo  scopo  di imporre   la   propria   manodopera   nei   cantieri   della    ditta aggiudicataria. In occasione di un sopralluogo presso i cantieri,  il  29  maggio 2012, le forze dell’ordine hanno  riscontrato  la  presenza  di  quel piccolo imprenditore locale di cui si e’ gia’ detto, considerato uomo di fiducia e fiancheggiatore del  dipendente  del  comune  contermine recentemente sciolto per mafia e di alcune unita’ di personale  della propria   impresa,   nonche’   di   un   altro    soggetto,    affine all’imprenditore e parente di alcuni dipendenti del Comune di Palazzo Adriano. Significativa e’ la circostanza che lo  stesso  imprenditore abbia concluso con la ditta aggiudicataria un  contratto  di  nolo  a freddo che, di fatto, celando un nolo a  caldo  per  la  presenza  in cantiere non solo dei  mezzi  ma  anche  di  personale  riconducibile all’imprenditore,  costituisce  un  vero  e  proprio  subappalto  non autorizzato. Nel  mese  di  aprile  2013  e’  stato  concesso  al  comune   un finanziamento  per  ripristinare  alcuni  abbeveratoi  rurali,  quali manufatti tipici del paesaggio agrario tradizionale.  Anche in questa occasione, sia la procedura  per  individuare  il direttore  dei  lavori  che  quella  relativa  all’affidamento  degli interventi presentano criticita’ e non  rispettano  la  normativa  di settore; in entrambi i casi, l’amministrazione comunale  ha  favorito gli interessi malavitosi, attraverso il predetto  nuovo  vertice  del settore tecnico che e’ stato nominato responsabile del procedimento e progettista delle opere. All’esito delle predette procedure, infatti, e’ stato individuato, quale direttore dei lavori, una persona  legata da vincoli di affinita’ con soggetti controindicati che  frequenta  i locali ambienti criminali, e le opere  sono  state  affidate  ad  una ditta,  il  cui  titolare  e’  soggetto  vicino   alla   criminalita’ organizzata di tipo mafioso, per il tramite  di  uno  dei  principali sodali della cosca palazzese. La figura del predetto titolare di impresa,  in  particolare,  e’ stata richiamata in un atto giudiziario del settembre  2014,  in  cui vengono  descritti  i  comportamenti  mafiosi  volti  ad  imporre  la manodopera alle imprese del territorio, e viene riferito come  alcuni accoliti  indichino  lo  stesso   imprenditore   quale   soggetto   a disposizione  da  far  assumere  nell’organico  di  una  delle  ditte affidatarie delle opere pubbliche locali.  La  commissione  d’accesso  rileva  anomalie  ed   illegittimita’ procedurali anche in altri affidamenti, sempre a ditte che presentano evidenti controindicazioni, per interventi su un complesso scolastico e su  assetti  viari  del  centro  abitato,  nonche’  per  lavori  di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade rurali,  comunalie vicinali. Nel primo caso le opere sono  state  aggiudicate  ad  una impresa il cui capitale sociale e’  detenuto  anche  da  un  soggetto legato da stretti vincoli parentali  con  piu’  esponenti,  anche  di spicco,  della  consorteria;  nel  secondo  caso,  emergono  evidenti criticita’ nella scelta del progettista di cui e’  stata  documentata la contiguita’ a contesti malavitosi locali  ed  infine,  nell’ultimo caso, gli interventi vengono affidati ad una  societa’  i  cui  soci, secondo  le  risultanze  di  un’operazione  di  polizia  giudiziaria, risultano ben inseriti nel contesto estorsivo locale. Anche nella gestione degli appalti  di  servizi  e  forniture  la volonta’  dell’ente  e’   stata   condizionata   dalla   criminalita’ organizzata, che  ha  indirizzato  l’azione  amministrativa  comunale improntandola ai propri  interessi,  sempre  configgenti  con  quelli della collettivita’. Il Comune di Palazzo Adriano faceva parte dell’ATO  PA2  che,  ai fini della raccolta dei rifiuti si avvaleva  di  una  societa’,  oggi fallita,  istituita  con  l’obiettivo  di  promuovere   la   gestione integrata dei servizi di igiene urbana in ambito  sovracomunale.  Dal febbraio 2015, a  seguito  del  fallimento,  l’ente  ha  affidato  il servizio ad alcune societa’,  tra  cui  figura  una  ditta  di  fatto amministrata da un soggetto vicino alla locale famiglia  mafiosa,  di cui e’ ben noto lo spessore  criminale.  Della  stessa  ditta  si  e’ avvalso, per la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti,  anche il comune contermine il cui consiglio comunale e’  stato  sciolto  ai sensi dell’art. 143 del TUOEL. Fonti tecniche di prova, peraltro, comprovano  l’interesse  delle famiglie mafiose che  controllano  i  territori  dei  due  comuni  di affidare il servizio a societa’ «di propria fiducia»,  attraverso  le quali trarre vantaggio dalla gestione del ciclo dei rifiuti. La commissione  d’accesso  ha  esaminato  le  procedure  relative all’affidamento della  gestione  del  servizio  di  mensa  scolastica rilevando che, nell’arco temporale compreso tra il 2012  e  il  2016, nella quasi totalita’ dei casi, le ditte che si sono  aggiudicate  il servizio  sono,  a  diverso   titolo,   riconducibili   alla   locale criminalita’ organizzata. Rileva infatti la  circostanza  che,  negli ultimi tre anni scolastici, la gestione della ristorazione scolastica e’ stata affidata, tramite  cottimo  fiduciario  preceduto  da  gara, prima ad una ditta il cui titolare ha vincoli familiari con  numerosi esponenti malavitosi ed in particolare con una delle  figure  apicali dell’organigramma mafioso del vicino comune sciolto per mafia -  oggi detenuto per il reato di cui all’art. 416-bis  -  e,  poi,  ad  altra societa’  pure  vicina  alla  consorteria  mafiosa,  con  particolare riferimento al piccolo imprenditore locale di cui si e’  trattato  in precedenza. L’attivita’ urbanistica  presenta  gravissime  carenze  sotto  il profilo della vigilanza. Nel novembre 2012 l’ente ha approvato  una  modifica  urbanistica della fascia  di  rispetto  del  cimitero  comunale,  peraltro  senza osservare le prescrizioni di cui all’art. 338 del Testo  unico  delle leggi sanitarie, cui sono seguiti la regolarizzazione ed il  recupero di opere abusive. Nella documentazione esaminata dalla  commissione  d’accesso  non sono presenti le motivazioni richieste dalla legge per modificare  il perimetro dell’impianto  cimiteriale,  consistenti  nell’esigenza  di dare esecuzione ad un’opera  pubblica  o  di  dispone  un  intervento urbanistico, come previsto dal comma 5 del richiamato art.  338,  ne’ risultano sussistenti  le  condizioni  che  consentono  l’intervento, relative alla costruzione di un nuovo cimitero o nell’ampliamento  di quello esistente. A fronte, quindi,  di  una  modifica  apparentemente  immotivata, l’ente  ha  consentito  la  regolarizzazione  di  manufatti   abusivi insistenti nell’area oggetto di variante urbanistica. Singolare e’ la circostanza che copia della documentazione  relativa  alla  riduzione della fascia  di  rispetto  del  cimitero  sia  stata  rinvenuta  nel fascicolo riguardante un abuso edilizio – per il quale  peraltro  era stata avviata la concessione in sanatoria – in relazione al quale  le forze  dell’ordine  hanno  denunciato  all’autorita’  giudiziaria  un soggetto, vicino al piu’ volte citato  piccolo  imprenditore  locale, che  aveva  realizzato   alcuni   lavori   in   assenza   di   titolo autorizzatorio ed altri in  difformita’  dalla  concessione  edilizia rilasciata dal comune. Sulla vicenda l’ente, pur essendo a conoscenza dell’abuso, si e’ dimostrato inattivo per oltre quindici anni, sino a formulare  la  proposta  di  variante  della   fascia   di   rispetto cimiteriale, tempestivamente approvata dal consiglio comunale. La commissione d’accesso ha esaminato altri  casi  di  violazione delle norme in materia edilizia da parte di  esponenti  della  locale consorteria mafiosa, accertati dalle forze dell’ordine, in  relazione ai quali l’amministrazione comunale ha mantenuto un atteggiamento  di inerzia, senza promuovere le necessarie misure  per  ripristinare  la legalita’ violata, rilasciando, in un caso, una concessione  edilizia in assenza di autorizzazione del  Genio  Civile  e,  nell’altro,  una sanatoria senza  disporre  alcun  approfondimento  circa  l’effettiva titolarita’  del  bene,  sulla  base  di   documentazione,   peraltro contraddittoria, prodotta dall’interessato. Afferisce alla  competenza  comunale  la  concessione  di  titoli edilizi per la realizzazione di interventi sul patrimonio esistente e per nuove  costruzioni,  in  ottemperanza  ai  propri  regolamenti  e secondo i criteri fissati con la pianificazione  urbanistica.  Alcune autorizzazioni  alla   trasformazione   di   unita’   immobiliari   e concessioni ad edificare riguardano esponenti della  locale  cosca  o soggetti ad essi  legati,  nonche’  amministratori  vicini  al  clan, circostanza questa che attesta la capacita’ di infiltrazione di  cosa nostra in un  settore  che,  da  sempre,  ha  attirato  gli  appetiti criminali. In particolare, un amministratore ha  ottenuto  l’apertura di un vano finestra nella propria abitazione, uno  stretto  congiunto di  un  esponente  di  spicco  della  consorteria  ha  ottenuto   una autorizzazione edilizia per adibire l’immobile di proprieta’ in parte ad esercizio commerciale ed in parte a civile abitazione ed,  infine, l’amministratore unico della ditta  che  e’  stata  incaricata  della gestione dei rifiuti in ambito comunale, di cui  si  e’  trattato  in precedenza, con una procedura che presenta anomalie ed irregolarita’, ha ottenuto il rilascio di  autorizzazione  edilizia  per  interventi relativi  a  diversi  immobili,  nell’ambito  di   un   progetto   di salvaguardia, valorizzazione e recupero di  ecosistemi  forestali  ed investimenti per incrementare la fruizione turistico-ricreativa. Un’altra vicenda  sintomatica  della  pervasivita’  della  locale famiglia malavitosa riguarda l’occupazione abusiva di  alcuni  locali comunali da parte dell’esponente di spicco della consorteria  di  cui si e’ gia’ trattato, condannato dal Tribunale di  Termini  Imerese  a risarcire i danni al comune e a pagare le spese legali. Nonostante il credito vantato, dal dicembre 2012 l’amministrazione non  ha  assunto alcuna iniziativa per incassare le somme dovute, se non due mesi dopo l’arresto del debitore, avvenuto nel settembre 2014, data in  cui  e’ stato  sollecitato  il  pagamento  che,  peraltro,   risulta   ancora insoluto. Per completare il quadro del condizionamento  ed  assoggettamento dell’ente alla locale consorteria, assumono rilievo i contributi  che il comune ha elargito, in occasione  di  manifestazioni  culturali  e sportive,  a  tre  diverse  associazioni,  tutte  riconducibili  alle famiglie  mafiose  palazzesi,   nonche’   l’incapacita’   strutturale dell’amministrazione di accertare in modo puntuale quanto dovuto  dai contribuenti e di riscuotere i tributi. Di tale cronica situazione si sono  avvantaggiati  alcuni  amministratori  e  dipendenti   comunali nonche’ due figure di vertice del clan che, negli  ultimi  tre  anni, non hanno pagato ne’ i canoni idrici ne’ la tassa sui rifiuti. Le vicende analiticamente esaminate e  dettagliatamente  riferite nella  relazione  del  prefetto   hanno   rivelato   una   serie   di condizionamenti nell’amministrazione  comunale  di  Palazzo  Adriano, volti  a  perseguire  fini  diversi  da  quelli  istituzionali,   che determinano   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita’ dell’istituzione locale, nonche’ il pregiudizio degli interessi dellacollettivita’,  rendendo  necessario  l’intervento  dello  Stato  per assicurare il risanamento dell’ente.

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