Le strade nel palermitano sono pessime, ma ci sono 105 milioni da poter impiegare

La Cgil, che in uno studio realizzato ha evidenziato tutti i punti fragili della viabilità dell'area metropolitana

Le strade nel palermitano sono pessime, ma ci sono 105 milioni da poter impiegare

Ci sono 105 milioni di euro nel triennio, sulla carta, da impiegare per 63 interventi sulle strade secondarie dissestate, franate, interrotte, nell’area della città metropolitana. Strade da riparare che possono essere occasione di lavoro per edili, geologi, ingegneri, forestali. La Cgil, che in uno studio realizzato ha evidenziato tutti i punti fragili della viabilità dell’area metropolitana ed elencato i tipi di intervento e i finanziamenti, chiama a raccolta istituzioni, enti, associazioni e comuni, dall’Anas, all’assessorato ai Trasporti della Regione, al Comune di Palermo, ai Comuni della Provincia, per avviare una fase di monitoraggio e di controllo della spesa dei fondi destinati ai lavori. E per chiedere che dagli annunci si passi all’apertura dei cantieri e alla messa in sicurezza del territorio con l’avvio delle opere pubbliche. L’occasione sarà la presentazione di un dossier (illustrato nel corso dell’iniziativa “Viabilità secondaria. Necessità primaria” alla Camera del Lavoro).

Un’iniziativa che nasce da un viaggio su circa mille chilometri di strade in molti tratti franate, scoscese, impercorribili, dell’entroterra palermitano, che la Cgil ha svolto in quattro tappe, attraversando tutte e cinque le aree della provincia palermitana, per raccontare la difficoltà quotidiana di abitanti e lavoratori dei paesi interni, in particolare delle Madonie e del Corleonese, alle prese con una rete stradale fatiscente, senza manutenzione.

“Un viaggio all’antica, sull’auto, percorrendo le strade che collegano il capoluogo col resto della provincia. Allontanandosi dalla città – dice Mario Ridulfo – si scopre una situazione che rasenta il disastro di tantissime strade chiuse, impercorribili e pericolose, ma usate da mezzi privati e operatori economici. Strade provinciali che sono anche la via di fuga in caso di calamità naturali e che costringono a lunghi viaggi chi deve raggiungere un ospedale o un ente da un paese a un altro, con grave disagio per i cittadini”.

Le fasi del viaggio, contenute nel dossier, mostrano strade, alcune trasformate in torrenti o ridotte della metà dalle frane, che hanno bisogno di interventi di manutenzione straordinaria immediata e in molti casi di manutenzione ordinaria, ormai assente. Ci sono cartelli che annunciano l’inizio e la fine di lavori, mai eseguiti. E strade franate chiuse al transito ma solo sulla carta: le auto passano lo stesso. Sono solo 40 i cantonieri e capocantonieri nell’organico della ex Provincia, che si occupano della manutenzione di circa 2.300 km di strade provinciali: nel 1993 i cantonieri erano 500. In totale le chiusure riguardano 19 strade provinciali e due ex consortili.

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