Scandalo dei vaccini a Corleone: sindaco e 5 amministratori locali nel mirino della procura

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il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi

Il sindaco e cinque tra assessori ed ex assessori della giunta di Corleone si sono vaccinati contro il Covid, pur non rientrando nelle categorie prioritarie stabilite dalla legge. Lo hanno segnalato i Nas alla Procura di Termini Imerese. I carabinieri hanno fatto controlli a campione su 200 delle 800 somministrazioni eseguite, accertando per il momento sei casi, tutti interni alla giunta corleonese o all’ex giunta. Inoltre – come riporta il messaggero – «gli investigatori hanno scoperto che un assessore vaccinato sarebbe il figlio del direttore sanitario dell’ospedale Dei Bianchi».

Il sindaco, Nicolò Nicolosi si è difeso pubblicato un post su Facebook, attraverso la pagina del comune. Organi di stampa hanno diffuso la notizia che il sindaco Nicolò Nicolosi abbia fatto il vaccino non avendone diritto. Il sindaco ha confermato che ha ricevuto la prima dose di vaccino l’8 gennaio e la dose di richiamo il 31 gennaio. Ha fatto il vaccino in modo consapevole, non tanto per tutelare la salute, quanto perché preoccupato, se infettato, di dovere trascurare per un tempo non breve l’attività amministrativa, in un momento in cui i molteplici impegni, derivanti anche dalla diffusione del virus, oltre che da tutte le altre attività che si stanno portando avanti, imponeva una presenza costante sul campo, cosa che ha consentito non solo di fronteggiare con prontezza l’emergenza, ma nel contempo di ottenere cospicui finanziamenti per risolvere annose questioni legate alle infrastrutture, al decoro urbano, agli impianti sportivi, alla illuminazione pubblica e tanto altro di cui si è dato conto al Consiglio comunale e alla città. Peraltro il sindaco, nella sua qualità di presidente della Conferenza dei sindaci della sanità provinciale, ha subito segnalato al presidente della Regione Musumeci e all’assessore alla Sanità Razza la necessità di equiparare i sindaci e gli amministratori locali agli operatori sanitari e quindi inserirli nella prima fascia dei soggetti da proteggere proprio per i compiti che sono chiamati ad assolvere anche in relazione alla tutela della salute della comunità amministrata. Pertanto il sindaco rivendica la correttezza dettata dall’esigenza di quanto in premessa della scelta compiuta, sottolineando che egli non è mai mancato un giorno nello svolgimento delle sue incombenze di sindaco nella direzione delle attività amministrative. Ribadisce scelta compiuta consapevolmente per evitare che l’eventuale contatto con il virus lo potesse costringere ad abbandonare il posto in trincea, che tutti i sindaci e gli amministratori locali hanno il dovere di presidiare sempre e in particolare nei periodi di grave emergenza quale quella attuale. Ben venga quindi l’approfondimento delle indagini in corso che servirà a chiarire le ipotizzate responsabilità.

Sotto il post pubblicato dall’ente locale molti i commenti di cittadini indignati per l’episodio.