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sabato, Dicembre 4, 2021

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La Sicilia che ritorna

Di Arianna Latino

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Con queste parole Cesare Pavese, nel celebre romanzo novecentesco La luna e i falò, esprimeva l’amore per la sua terra, per la campagna e per i piccoli borghi, caratterizzati da un lento scorrere del tempo e delle stagioni e da un profondo senso di comunità, lontani dall’industrializzazione, dal traffico e dallo smog cittadino, da una vita che procede svelta. Le parole di questo magnifico scrittore risultano ancora attuali e in grado di descrivere al meglio quella che è la quotidianità e la vita del nostro borgo, Bisacquino, un “locus amoenus”, come direbbero gli antichi Greci e Romani. Eppure, nonostante la tranquillità, lo stile di vita semplice e le bellezze naturali e artistiche offerte dai nostri borghi siciliani, si assiste, sempre più, al declino di questi paesi. Intere famiglie e giovani che lasciano la Sicilia oppure ragazzi e ragazze che, terminato il liceo, decidono di andare altrove con lo scopo di ricominciare da capo, alla ricerca di opportunità di vita e di lavoro migliori.

Credo che questa “emorragia” che caratterizza la nostra regione, martoriata, abbandonata a se stessa e vittima del cosiddetto “divario Nord-Sud”, abbia provocato in noi, almeno una volta, un grande senso di malinconia e, ancor di più, di rabbia. Rabbia per ciò che dovrebbe essere e, invece, non è; rabbia per essere parte di una regione unica e ricca di qualsiasi bellezza, ma in cui chi doveva ha dimenticato perfino di rifare le strade, di pensare a un nuovo sistema di sviluppo che ne favorisca la crescita e il futuro.

Eppure, tra immensi paesaggi, raggi di sole e bellissimi tramonti, in questo entroterra che appare così fermo e desolato, c’è chi decide di tornare, dopo tanti anni fuori, con lo scopo di mettere al servizio della nostra comunità il suo sapere, il suo bagaglio di esperienze, di spargere arte e vita. Parlo della giovane attrice Maria Angela Sagona, che ha vissuto tanti anni a Brescia e che ha studiato teatro a Brescia e a Parigi con importanti maestri dell’arte teatrale, quali Enrico Bonavera, Elena Serra, Eleonora Fuser e altri di calibro internazionale.

Ho avuto il piacere di conoscerla durante una delle calde serate d’estate, in cui mi ha parlato subito di questo suo sogno: avviare dei corsi di recitazione. Si era offerta anche di collaborare, con la recitazione, alla presentazione del mio libro di poesie, uscito qualche mese prima.

Ecco che le nostre strade si incrociavano, seppur parallelamente: Maria Angela, stanca di stare “al Nord”, aveva deciso di rientrare in Sicilia; io, stanca, invece, di Bisacquino, avevo già programmato la mia tanto attesa partenza per Bologna per continuare i miei studi universitari.

– “Sei pazza? Ma sei realmente convinta di voler tornare in questo paese dove non c’è niente?” -, le chiesi istintivamente e con stupore. Sì, non nego che la sua determinazione nel tornare mi lasciò profondamente sbalordita, però, allo stesso tempo, mi sono emozionata. Mi sono emozionata pensando che in Sicilia, nonostante tutto, c’è tanta gente che crede nelle sirene e che si arrampica ai sogni, con responsabilità e amore nei confronti di questa terra, e che vuole contribuire al suo sviluppo, creando con coraggio un ponte tra sogni e realtà. È quello che ha fatto Maria Angela, che ha iniziato la scorsa settimana i suoi corsi di recitazione al Museo Civico di Bisacquino, in attesa della riapertura del teatro comunale.

Maria Angela sostiene che il teatro non serva solamente a intraprendere una carriera attoriale o attinente al mondo dello spettacolo, ma anche allo sviluppo di varie potenzialità, quali la sicurezza in se stessi, la capacità di parlare in pubblico, l’espressività del proprio corpo, lo sviluppo di una buona dizione e l’intelligenza emotiva.

Buon lavoro, Maria Angela.

Tu sei l’esempio di un entroterra che ha un cuore che batte e un’anima che sogna, di una Sicilia che cambia e di una Sicilia che ritorna.

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