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venerdì, Dicembre 2, 2022

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Il perché della letteratura: Intervista alla giovane scrittrice Arianna Latino

A cura di Alberto Oddo

“Perché fare letteratura?” È comunemente la domanda che molti studenti ogni giorno si pongono davanti alla monotonia di lezioni interminabili, autori apparentemente noiosi e poco coinvolgenti. 

Il compito delle istituzioni scolastiche è quello di trasmettere il vero valore che essa assume nella connotazione moderna: la letteratura apre nuovi orizzonti, ponendoci davanti nuovi pensieri, nuovi ideali, nuove sensibilità con cui leggere e interpretare il mondo. Ci rende capaci di vivere una società che è dedita solamente a ciò che poco conta. L’avvicendarsi di autori, sin dalle sue origini, ha lasciato molti insegnamenti che, se messi in pratica, sono indispensabili alla sopravvivenza. 

Ecco motivato il perché di questo articolo, nato da una passione comune con l’amica e collega Arianna Latino, giovane scrittrice emergente, il cui esordio letterario è costituito dalla silloge poetica, pubblicata lo scorso anno, intitolata “Conversazioni con la vita”. 

Arianna, bisacquinese di origine, vive attualmente a Bologna dove, dopo una laurea triennale in Lettere a Palermo, sta proseguendo gli studi. Lei è un esempio di giovane donna che può dare luce all’importanza che la letteratura può e deve avere soprattutto tra i giovani, dominanti di un futuro poco certo, ma ricco di soddisfazioni.

Arianna, cosa ti ha spinto a scegliere questo percorso di studi e come gli studi umanistici hanno aiutato la tua formazione umana?

Direi la passione per le parole e per la letteratura che coltivo sin da bambina: sono un’appassionata lettrice da quando ho imparato a leggere e ho avuto un diario su cui annotare pensieri e riflessioni quotidiane da quando frequentavo la seconda media. Successivamente, dopo aver partecipato per due anni consecutivi a un progetto di poesia guidato dal professore Pietro Fischietti -a cui va tutta la mia stima- durante le scuole medie, scelsi il liceo classico. 

Credo fortemente nella scienza e nel progresso, ma letteratura è come un fuoco che arde dentro di me da sempre. Nonostante molti mi consigliassero di ripensarci e di scegliere una facoltà scientifica, “in direzione ostinata e contraria” decisi di proseguire gli studi umanistici anche all’università: sono stati fondamentali per la mia formazione umana. È grazie a essi che si impara ad apprezzare la bellezza e a leggere il mondo attraverso il pensiero di uomini e donne, portatori di valori e ideali, che rappresentano ciò che siamo. 

Come la letteratura ti è stata accanto nei momenti difficili? 

Il mio libro, come ho spiegato durante la presentazione di Dicembre, è frutto proprio dell’aiuto della letteratura durante un momento difficile. Era il mese di Marzo del 2020, all’inizio della pandemia e del lockdown che ci ha costretto a stare a casa per mesi frantumando progetti e aspettative. Ero molto triste, allora iniziai a scrivere, a far aderire i miei pensieri e le mie sensazionisulla carta: questi pensieri divennero poesie che, tassello dopo tassello, divennero una piccola silloge. 

Ecco che la letteratura è stata un’ancora di salvezza a cui fare riferimento durante un anno che penso tutti e tutte ricorderemo, un’opportunità per rinascere da un periodo buio con una nuova luce e una nuova immagine di me stessa.

Come spiegheresti ai giovani di oggi “la conoscenza della letteratura è un patentino di sensibilità”? 

Beh, credo che una delle funzioni principali della letteratura, oltre a farci crescere come cittadini e cittadine con uno spiccato senso critico, sia proprio quella di educare alla sensibilità. Spesso questo termine viene confuso e scambiato banalmente come sinonimo di fragilità. Non è così: la sensibilità è un punto di forza perché ci permette di andare oltre le apparenze per ascoltare e vedere il mondo con uno sguardo diverso e sicuramente più empatico. La letteratura ci educa a nobili valori, come il rispetto verso gli altri e la bellezza delle differenze, aiutandoci a comprendere anche culture lontane dalle nostre e a vivere più vite spingendoci a immedesimarci in quello che altri o altre stanno vivendo. Questo non può che allargare i nostri orizzonti; in fondo, “Chi legge avrà vissuto cinquemila anni. La letteratura è un’immortalità all’indietro”, scriveva il filosofo Umberto Eco. 

Perché le antologie scolastiche dovrebbero considerareletteratura i testi della canzone d’autoreE perché tu ne sei così legata?

Questa è facile, considerando che sto lavorando, per la mia tesi di laurea magistrale, proprio sulla testualità della canzone d’autore italiana. Io credo che nelle antologie scolastiche debbano entrare i testi della canzone d’autore perché nella storia della cultura occidentale linguaggio, poesia e musica hanno sempre intrattenuto uno stretto rapporto. Pensiamo alla poesia lirica della Grecia classica o alla poesia epica del Medioevo, per poi arrivare a cantautori contemporanei come Bob Dylan, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Fabrizio De André e così via che, a mio parere, non sono altro che poeti, in primis, poeti che hanno scelto di obbedire anche alla regole della musica e non solo alle parole. Allo stesso Bob Dylan fu conferito nel 2016 il Premio Nobel per la Letteratura. 

Io sono molto legata alla canzone d’autore perché da quando la mia maestra delle scuole elementari, durante l’ora di italiano, ci fece ascoltare e trascrivere un testo di Fabrizio De André scoprii che anche la musica trapelava la presenza della poesia e viceversa. La canzone è un luogo figurato attraversato da un linguaggio poetico che trapela emozioni, riflessioni, esperienze e lezioni di vita. Inoltre, il mio legame con la canzone d’autore è dato anche dall’incontro col professore Roberto Sottile durante il primo anno di università: era un fervente appassionato di canzoni in dialetto siciliano e fu lui a introdurmi per primo nel mondo della linguistica della canzone.

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